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E sopra quella pagina... niente

 

Ho cominciato ad insegnare che avevo solo 19 anni; adesso ne ho 53: una laurea, una specializzazione post-laurea, due concorsi alle spalle, 34 anni passati nella scuola... anni in cui ho visto passare di tutto, provando a volte rabbia e a volte sconforto, ma impegnandomi sempre per fare bene il mio lavoro e contribuire, nel mio piccolo, al mantenimento della dignità mia e della Scuola. Di ciò,  di aver anch’io contribuito con il mio lavoro ad evitare lo sfacelo, ne sono sempre più consapevole e ne vado fiera, anche se ormai il mio stipendio dice di me, di quanto vale la mia prestazione professionale, esattamente il contrario: non sono stata altrettanto brava a fare carriera, ma per la maggior parte siamo fatti così, noi insegnanti. Ci accontentiamo. Pensiamo a chi sta peggio e taciamo. Guai se cominciassimo a confrontare il nostro stipendio con quello di un qualsiasi consigliere regionale o deputato: dovremmo salire su qualche torre per  buttarci giù  o per spingere giù loro.
Invece, non accade niente per quella strana contraddizione interna che qualche sociologo prima o poi ci dovrà  spiegare: nella Scuola, luogo della conservazione e della trasmissione dei più retrivi valori borghesi, al massimo cattocomunisti, gli insegnanti non mollano, perché sono ancora capaci di sognare e sperare nel cambiamento. Crediamo nel cambiamento, concorriamo a promuoverlo, pur sapendo che altri distruggono  periodicamente, sistematicamente ciò che noi con molta fatica costruiamo. Grazie a noi la scuola italiana, nonostante tutto, mantiene. Siamo noi insegnanti che la reggiamo, sopperendo alle carenze del sistema, adattandoci creativamente, scommettendo quotidianamente su noi stessi e sui ragazzi che le famiglie ci affidano, la società ci affida, per farne donne e uomini, cittadine e cittadini attivi. Non ci sono altre risorse nella scuola se non noi: insegnanti e studenti, persone. Abbiamo capito, lo sappiamo da sempre, che la buona scuola è quella che si fonda sulla buona relazione. Non siamo in Danimarca o in Svezia, dove le scuole sono belle, accoglienti, funzionali, attrezzate. In Italia docenti e discenti siedono su sedie scomode, in aule troppo fredde d’inverno e troppo calde d’estate. Riusciamo a star bene comunque se “insieme” stiamo bene. Questa è la nostra forza, la forza che nessun ministro dell’istruzione ignorante o arrogante potrà toglierci mai.
Dunque, la scuola in Italia funziona così: i dirigenti la dirigono,  ma noi insegnanti la reggiamo anche quando le strutture sono fatiscenti, augurandoci che il piano di sicurezza funzioni durante le simulazioni di evacuazione, ma che non venga mai il terremoto. Se i dirigenti dirigono bene e ci danno l’esempio del lavoro svolto con responsabilità, competenza e senso di abnegazione (io sono fortunata ad avere una dirigente così) , noi ci sentiamo più motivati. Diversamente, reggiamo lo stesso, perché ci teniamo alla dignità personale e perché abbiamo giudici inflessibili e incorruttibili: i nostri studenti. Non possiamo farci le leggi ad personam per scamparla: se non funzioniamo, se non siamo giusti, preparati, onesti, semplicemente perdiamo in dignità. Questa è la differenza tra noi insegnanti e loro, i politici che legiferano sulla scuola, magari senza averla mai neanche frequentata, tagliano le risorse, ci tolgono i diritti, ci mortificano addebitando sempre alla scuola i malfunzionamenti della società.
La scuola pubblica, a dispetto di chi vorrebbe distruggerla, regge. Ha retto nonostante la Moratti,  Fioroni e la Gelmini… Noi insegnanti, da sempre, sopportiamo di tutto. La Gelmini, è vero,  suscitava tanta rabbia, ma bastava non guardare Porta a Porta per tenerla fuori. Abbiamo fatto finta che non ci fosse. Nonostante la sua pessima riforma e i tagli alle risorse, noi siamo sopravvissuti come insegnanti, lei no come ministro dell’istruzione. Diciamo che la Gelmini, come ministro, ha prodotto danni sociali di cui continueremo, come cittadini, a pagarne le conseguenze per molti anni; ma come insegnanti non abbiamo subito  danni psicologici personali. Sapevamo tutti di esserle superiori per formazione, cultura, esperienza nella scuola.   E’ bastato ignorarla e lei non è riuscita a pervertirci pur avendo reso proibitive le nostre condizioni di lavoro.
Al Ministro Profumo, invece, abbiamo noi voluto conferirgli autorevolezza. Gli era dovuta, dopo “quei” predecessori. Gliel’abbiamo offerta ancor prima di vederlo operare sul campo.  Ma ci risiamo. Premesso che nella scuola pubblica, da sempre, manca quasi tutto e che  gli insegnanti, nella stragrande maggioranza, si autofinanziano i materiali e gli strumenti didattici di cui hanno bisogno, oggi  mi è sobbalzato il cuore in petto vedendo per caso in TV uno spot del MIUR,  molto suggestivo, in cui Roberto Vecchioni,  con la sua bella voce suadente, dice che quando studiava lui c’erano solo i libri di carta e le lavagne con il gesso, mentre oggi c’è Internet, i libri elettronici, le lavagne digitali e bla bla bla…  Vecchioni, nello spot,  ricorda ai ragazzi il valore dello studio e bla bla bla, mentre scorrono immagini di studenti in una scuola superaccessoriata che io non ho ancora mai visto. Lo spot si conclude invitando tutti sul sito portaascuolaituoisogni. Oddio, come no? Ci vado anch’io, di corsa. Del resto, ricordo bene, il ministro Profumo, nel maggio scorso, dopo l’attentato alla scuola di Brindisi,i ha inviato alle scuole  una bella lettera (che io ho letto  solennemente in classe) in cui rassicurava i ragazzi dicendo che non li avrebbe lasciati soli e che presto avrebbero visto grandi cose.  
Corro al mio pc e cerco il sito,  immaginando di trovare sorprese  esilaranti:  fondi e risorse per spazzare via gessi e lavagne, premi speciali per le scuole in cui la didattica innovativa è finanziata dagli stessi  insegnanti, riconoscimenti e medaglie al valore ai docenti  che non si sono lasciati devastare moralmente dal governo Berlusconi, almeno un piccolo pensiero per gli insegnanti pendolari che versano buona parte del già magro stipendio per il pagamento delle accise sulla benzina… Invece…
Il vuoto assoluto. Apro la pagina portaascuolaituoisogni.it e leggo: “seguici su tumblr”. Chi sono “coloro” che dovremmo seguire su tumblr? Clicco e si apre una pagina intestata: Francesco Profumo!
E’ lui, il nostro ministro dell’Istruzione che dice “seguici” usando il plurale maiestatis per portarci… a lui. Ecco, io ci sono, permesso? In questo spazio virtuale disadorno e freddo campeggia il suo nome. C’è, ad accogliere gli ospiti, il nostro ex collega, Roberto Vecchioni, ormai professore in pensione che adesso presta la voce al potere di turno senza farsi scrupolo di prendere noialtri insegnanti, ancora sognatori,  per il culo.  Dopo aver deprivato la scuola di tutto e svalorizzato i docenti,  chiedono che i nostri studenti vadano a portare i loro sogni là, per dare contenuto e senso al vuoto d’idee  del ministro che manco si è sprecato nel “benvenuto sulla mia pagina” di rito. E no, caro ministro, io non dirò ai miei studenti di portare i loro sogni su quella pagina a lei intestata. Io, quando presto ascolto ai miei studenti, non mi faccio propaganda e non permetterò che lei se la faccia a loro (e nostre) spese. Ci dica, piuttosto, quanto “ci” costa questa “sua” campagna  di propaganda personale. Saprò dirle, in cambio,  quante lavagne digitali si sarebbero potute comprare.

Pubblicato il 11/10/2012 alle 21.28 nella rubrica Diario scolastico.

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